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Piermatteo Carattoni si racconta per Telemaco

Inizio dalla fine ringraziando da subito Eric Benedetti, il presidente dell’Associazione Telemaco, per avermi proposto di scrivere un articolo su di me. Segue truce autopromozione.
Il mio nome è Piermatteo Carattoni, ma PMC andrà benissimo. Sono (o dovrei essere) ciò che si può definire un cantautore. E lo dovrei essere nonostante la parola in questione non sia al riparo da equivoci vari. Visto che mi si coglie in una fase della vita piuttosto avara di filosofia, ricorrerei ad un semplicismo metodologico programmatico e la metterei in questi termini: io scrivo le canzoni che canto. Ovvero le mie canzoni…sono mie. Solipsista? Forse. Egocentrico? In modo virginale. È iniziato tutto da un personale diletto a creare. Vecchissime canzoni sì, ma anche torvi romanzi reclusi nel cassetto per vocazione e qualche appassionato flirt con il teatro (sia in veste di drammaturgo che di compositore della parte musicale). E poi soprattutto c’era la mia prima band, i SatanaX…metallari con un cuoricino di miele nel petto. Io ero l’autore principale delle song nonché il chitarrista elettrico e per quasi otto anni la cosa ha funzionato seppur entro le tipiche fasi alterne di chi è costretto ad arrangiarsi al di fuori di qualsiasi “giro” che regali un filo di visibilità. Ma la fine non è sopraggiunta per questo. È che nel frattempo mi sono menestrellizzato. Sono tornato alla lingua italiana, ho raccolto stimoli di altra entità e…non ultima…mi ha colto un’insana voglia di cantare le mie produzioni. In pratica, e torniamo all’inizio, mi sono riconosciuto nella figura del cantautore. Ora, a tre anni di distanza da quel momento, posso dire di aver visto giusto perlomeno in termini di configurazione artistica del mio ruolo nel mondo. Il cantautore è un borderline. In lui, a mio avviso, convivono dimensioni diverse conciliare le quali non è armonioso di per sé, ma frutto di una ricerca, di un equilibrio. E non mi riferisco solo alla plateale coesistenza dello strato musicale con quello verbale, ma anche a quella tra l’accezione intimistica tipica di chi esprime se stesso nel silenzio della scrittura e quella “pubblica” del frontman che, davanti ad un uditorio, è chiamato ad essere credibile anche e soprattutto come effige e simbolo di se stesso. La mia natura gemellare in queste dinamiche, in queste tensioni di senso…ci fa il bagno. A volte ci affoga pure, ma questa è un’altra storia. Nel corso del tempo ho affinato il tiro. Ciò che ho fatto nella più cupa e dittatoriale solitudine è stato (oltre a tratteggiare canzoni) configurare il progetto artistico, disegnare il mio album d’esordio. Già perché…per quanto sia anacronistico nell’era dello scaricaggio selvaggio (e – più seriamente – nell’era della ridefinizione di media e mercati del/nel settore) il mio obiettivo principe è adesso quello di fare un disco. Quanto invece, riprendendo il filo, abbiamo realizzato come squadra è stato tutto ciò che ha a che fare con la messa a fuoco di una sonorità personale, con il lavoro di arrangiamento e con l’accezione live. Tale squadra (vale a dire la band) è composta, oltre che dal sottoscritto, in primis da Mr. KByro (inspiegabile ed inspiegato nome d’arte…tra l’altro atavico, mica estemporaneo…) chitarrista elettrico e uomo chiave per quanto riguarda le questioni sopra citate (sound, arrangiamenti, ecc…). Poi c’è Danilo Bucci, il nostro bassista…un musicista di grande esperienza nonché colonna portante dell’architettura sonora. Infine Michele Pazzini, il giovane “batteraio”…l’ultimo acquisto assieme al quale siamo pervenuti e stiamo pervenendo alla focalizzazione finale delle parti di tutte le song che andranno a comporre il progetto discografico di esordio. È stato anche per rendere giustizia a questa coralità (oltre che per risparmiare alle persone lo sforzo di memorizzare un nome/cognome lungo come il mio) che negli ultimi mesi abbiamo iniziato a definirci PMC. Di certo sono le mie iniziali e quindi la radice solista/cantautoriale non va perduta, ma si tratta anche di qualcosa di diverso: una sigla…un marchio in cui riconoscersi. La collaborazione con un progetto sammarinese chiamato No Small Tour (cercatelo su MySpace!) mi ha, cambiando discorso, dato modo di togliermi qualche bella soddisfazione in sede live. Ho aperto importantissimi palchi nazionali tra cui quello di Cesenotte 2008 i cui headliner erano niente popò di meno che i Modena City Rambler e quello di Arezzo Play Art un evento piuttosto mastodontico entro il quale ho avuto l’onore di fare da opener a Meganoidi e Negrita e lì si è raggiunto l’apice. Una bella botta.

Ho parlato di me, dei miei collaboratori, di alcune delle mie esperienze. Ma neanche una parola sul punto focale della questione: le mie canzoni, il mio piccolo mondo. Un piccolo mondo che si chiama Pagine Strappate. Trattasi di una sorta di concept che attraversa diverse fasi del conflitto tra sogno e realtà in relazione sia ad una esemplare storia d’amore che, più a monte, al primordiale rapporto con se stessi. Resto di manica corta a questo proposito. Non sono convinto che parlare della propria produzione artistica oltremisura sia fruttuoso (specie quando, come adesso, si tratta ancora di materiale inedito). Ognuno deve mantenersi libero di sentire in essa le vibrazioni che gli pare ed anche di interpretarla come più gli aggrada fosse anche in disaccordo con l’intenzione dell’autore. Quello che posso dichiarare in via del tutto ufficiale è che durante i miei concerti non faccio economia di sudore e resto dell’idea che il modo migliore di inquadrare il “disegno PMC” sia coglierlo sul fatto! Ovvero durante una serata live (mancando per ora un vero e proprio LP). Quindi non mi resta che invitare tutti voi lettori amici di Telemaco ad una mia data. Qualora foste invece divorati da una feroce e urgentissima curiosità, ecco due link zeppi di materiale che potrebbero fare al caso vostro: www.myspace.com/piermatteocarattoni e www.youtube.com/piermalupo rispettivamente il mio rifugio myspaciale ed il PMC’s youtube channel.


Nella speranza di un incontro, lascio qui un sogno
che assume forme di suoni e di respiro
sulla carta sottile di vecchie pagine strappate
PMC
(pierma_lupo@yahoo.it)


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