Prossimi eventi
Nessun evento futuro annotato
Newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere informazioni sulle novità di questo sito.

Iscriviti
Cancella

  Iscritti : 860

Box Contatti
• Web-Mail
Calendario
Mini Tchat
Loading...
Entra in Chat
Info Sito
Utenti online :
Utenti iscritti : 0
Visitatori: 4
Totale: 4
Statistiche :
Utenti iscritti: 0
Visite al sito: 0
Visite odierne: 48
 Share on Twitter Share on Facebook
La storia di Myriam Altamore

Mi chiamo Myriam Altamore , ho 21 anni. Cinque anni fa ho deciso di fare un viaggio, ma non sapevo che non sarei mai più tornata indietro. Ho iniziato questo lungo viaggio insieme ai miei ragazzi disabili, i miei compagni di avventura, come volontaria. Questa parte di mondo può spaventare perché magari non la si conosce, ma se ci si sofferma più a lungo, allora improvvisamente la disabilità diventa immensa e profonda come il mare...
Io ho scoperto che non sono solo in vita per fortuna ma sono dentro la vita, ho scoperto che se non fossero nascosti nello sgabuzzino dell’indifferenze avrebbero molto da donarci, ho scoperto che grazie a loro ho imparato l’arte di vivere non per essere “normale” ma solo me stessa, mi hanno insegnato che non bisogna avere paura della sedia a rotelle perché permette il viaggio nella vita guidati da compagni di avventura.
Ho una vocazione, ho scelto la disabilità per tutta la vita. Voglio diventare educatrice per disabili. La mia migliore amica è disabile, ho tantissimi amici disabili e le mie energie vanno sempre ai miei ragazzi dell'associazione.
Sto scrivendo un libro sulla disabilità, ci lavoro da anni. Sono volontaria da cinque anni, in due gruppi per disabili e ho un gruppo su facebook dedicato alla disabilità con circa 9.000 membri attualmente: La disabilità non è un mondo a parte, ma una parte del mondo.
Credo che la disabilità sia una parte ineliminabile di una persona ma dietro c'è altro c'è un individuo, ci sono emozioni, sentimenti, pensieri...


Myriam a un suo Blog personale "pezzi della mia vita", andando nella sezione link, poi siti amici, potrai entrare ancor di più nel suo mondo.

Il racconto di Myriam

Succede che un giovane disabile passa i tre quarti della sua giornata chiuso in casa davanti al suo computer, aspettando una telefonata che gli dica che finalmente ha un lavoro. Pura utopia. Se va bene ti fanno aspettare mesi per poi dirti che per la loro Azienda risulti troppo disabile (evidentemente non cercano impiegati ma modelli!. Succede che si fa fatica a capire come mai un cieco o un sordomuto può lavorare proprio ovunque e un disabile(con curriculum impeccabile) non può proprio lavorare ovunque. La società è felice, il disabile vede talmente tante difficoltà fuori che preferisce starsene a casa, ecco che la società così non deve apportare modifiche all’ambiente. Si è solo preoccupata di fornire al disabile un ottimo computer, tanta tecnologia avanzata, in alcuni casi piccoli stimolatori di diaframmi per poter almeno comunicare, qualche ventola per respirare e voilà!!! Il disabile è servito.
La tecnologia esiste e certamente migliora la vita di molti disabili, ma non potrà mai sostituire il rapporto fra uomo e uomo. La società non considera il disabile come risorsa, forse nemmeno come persona. Parla ne fa della bella teoria ma non va oltre, o poco più. Cosa c’è dunque oltre? Oltre la disabilità, ci sono persone da scoprire, persone che spesso si rivelano immense e profonde come il mare. E invece succede che molti miei ragazzi disabili che vengono in associazione, passino i tre quarti della loro giornata in casa, aspettando invano una telefonata per il lavoro. Succede che come tutti i giovani, un disabile abbia voglia di partire in vacanza dove gli pare, con gli amici e invece capita che un disabile possa solo partire dove si è informato che non ci siano barriere ma poi sai già di trovarne. Succede che vai a un concerto con alcuni disabili, loro non pagano il biglietto… già non lo pagano ma accade che non riescano nemmeno a vedere la testa del loro cantante preferito, piazzati lì nello spazio riservato ai disabili, insieme ad altri disabili. Quello è il posto per “quelli come loro“ rigorosamente di fronte ai bagni perché chissà come mai nell’immaginario delle persone un disabile deve sempre andare in bagno. Perennemente piazzato davanti al bagno, in totale sicurezza, senza nemmeno la possibilità di rischiare in nome della felicità e del desiderio di partecipare a un evento come tutti, accaldati, stipati come sardine ad applaudire il cantante, ma contenti di essere vivi. Succede allora che si compra il dvd del concerto e lo si guarda tutti insieme in associazione. Succede che vorresti divertirti con gli amici come tutti i ragazzi della tua età, eppure fai fatica. Al massimo ti concedi qualche ora al mese di volontariato in un'associazione, ma l'amicizia vera non riesci a trovarla. Pieno di gente gentilissima che ti manda e-mail, sms, ti viene a trovare giusto quella volta per sentirsi a posto con la coscienza, ti guarda da lontano ma non agisce. Succede invece che un giovane disabile abbia bisogno di amici veri che decidano di stargli accanto per tutta la vita e non per uno o due giorni. Succede che un vero amico agisce e non parla tanto per... e allora succede che l'amico vero ti porta al bagno, smonta la sedia, ti porta in giro in macchina, ti invita alle feste, ride, sogna e fa progetti insieme a te... Succede anche che quando sono per strada con la mia migliore amica, la gente pensa sempre che io stia facendo assistenza a un disabile, perché per la gente corrente un disabile può solo avere assistenza, fisioterapia, volontari ma amici no!! Succede tutto questo, perché siamo tutti bravi a parlare ma questo non basta per cambiare la situazione, perché la società non va oltre, o poco più. E vorrei che tutto ciò non succedesse mai più... vorrei che la gente oltre ad aver letto e imparato a memoria la definizione di una patologia, imparasse anche il  nome, le aspirazioni, lo stile di vita, i sogni di una persona disabile ... qualcuno che ti guardi negli occhi.. così come sei, senza volerti a tutti i costi cambiare perché la disabilità c'è e rimarrà per sempre e allora invece di sognare un'altra persona sarebbe bello accettare quella che abbiamo davanti. Vorrei che le persone non si fermassero solo alla sedia, alla malattia, nonostante essa sia una parte ineliminabile, vorrei che le persone capissero che c'è anche altro, emozioni, sentimenti , pensieri, ideali, progetti. Impariamo tutti a capire che un giovane disabile ha esattamente le stesse esigenze di un qualsiasi altro giovane... musica, cinema, vacanze, qualche bevuta in compagnia, sport, risate, aperitivo con gli amici... e invece inevitabilmente il giovane disabile viene solo visto come un poveretto da compatire. Da portare a spasso come un cane.

Accade tutto questo perché per noi i disabili sono solo un’unica massa di malati. Capita così che la malattia che costringe un giovane disabile a vivere in sedia a rotelle venga troppo spesso confusa con la mancanza d’intelligenza. E quindi ecco che il giovane, che ha solo una patologia invalidante a livello fisico si ritrova a colorare un disegno insieme ad un compagno ritardato in associazione. È giusto che accada questo? Per me i disabili sono tutti speciali. Ma credo, senza nulla togliere ad un disabile mentale, che ci sia una distinzione da fare.
Un giovane disabile, che poniamo abbia una tetra paresi spastica può accontentarsi di colorare un disegno? Piuttosto che di giocare a carte? O andare al cinema a vedere un cartone animato, perché un film sarebbe troppo difficile da capire da chi ha una disabilità mentale? Penso che il nocciolo della questione sia che il disabile mentale è protetto, tutto sommato ha anche una vita serena, vive a volte anche ignorando la sua malattia. Spesso deambula tranquillamente, lavora in cooperativa. Il problema del disabile fisico, è che non si sente ne carne ne pesce. Inevitabilmente succede che il disabile mentale viene privilegiato ed un giovane disabile fa fatica a trovare un posto nella società. Nelle aziende non viene assunto perché visto troppo come malato, allo stesso tempo però da malato non trova il suo spazio nemmeno in associazione, a meno che non accetti di farsi trattare come un bambino e di avere centinaia di volontari in torno che gli dicono “Oggi sei stato bravissimo” e magari gli pizzicano le guancie proprio come si fa con un neonato.
Sono invece convinta che un disabile fisico abbia bisogno di stimoli, diversi da quelli che si possono dare ad un disabile mentale, e abbia logicamente esigenze differenti. Per adesso la soluzione è rimanere a casa propria oppure avere la fortuna di avere un gruppo di amici che ancor prima di considerarti disabile ti consideri individuo. La seconda soluzione è ancora rara per ora. Lo noto quando ad esempio vado in piscina con la mia migliore amica. Lei è disabile. Quando arrivo qualche istruttrice capita che mi dica: “Ma oggi non c’è il corso di nuoto per disabili…” La mia risposta è sempre la stessa: “Ma io sto semplicemente venendo a fare nuoto libero con la mia migliore amica”. Lo noto quando un’educatrice del comune porta la mia migliore amica in un centro per disabili mentali a passare i suoi pomeriggi. Assolutamente meglio starsene in casa. Lo noto quando per strada la gente che mi vede spingere la carrozzina di un mio caro amico mi dice: “Che brava fai assistenza a questi ragazzi…” oppure ancora “In che centro sta questo ragazzo?“.
Lo noto ancora quando mi si chiede: “Il sabato sera che fai?” “Esco con gli amici” “ Ah no perché sai l’altra sera ti ho vista con una ragazza in carrozzina” “ Appunto è una mia amica.”
Mai guardare il disabile come un poveretto. La pietà lo uccide. Impariamo piuttosto a guardarlo negli occhi e andare oltre. Disabilitiamo la disabilità. Abbattiamo l’ignoranza, e cerchiamo di capire che ad un giovane disabile non basta essere iscritto in una associazione. Serve altro. Questi ragazzi disabili sono troppo poco considerati.


gallery
gallery

Forum
Sondaggio



New-CMS 2.9.7 Valid CSS Valid html 5 GNU General Public License Admin
This page was created in 0.1366 seconds
Contenuto del div.